Concept

A Visionary Camp

CAMPOSUD è un progetto curatoriale che riflette e amplifica l’eredità del pensiero di Antonio Gramsci nel tempo presente. Al centro del percorso sono le nuove questioni meridionali e il concetto di Sud, inteso non solo dal punto di vista geografico, ma come risposta al pensiero egemonico, immaginario poetico ed esperienziale, spazio di trasformazione dei territori attraverso proposte comunitarie alternative all’iperproduzione che caratterizza l’epoca attuale. 

Al centro dell’edizione 2021 è la riflessione sull’ecologia radicale, che non guarda solo alla natura e agli aspetti ambientali, ma mette al centro l’ecologia sociale e politica, le pratiche relazionali di cura, le metodologie decisionali cooperative e il mutualismo dei saperi come sistemi interconnessi e interdipendenti. 

CampoSud è uno spazio di ricerca e riflessione nel quale convergono linguaggi e metodologie differenti, le molteplici esperienze di pensatori, attivisti, artisti e partecipanti, connesse da un fil rouge che è quello della praxis.

Nato nel 2017 in risposta al Bando indetto dai Musei Civici e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Cagliari I WANT YOU FOR MUSEUM’S ARMY: GRAMSCI nel 2017 per celebrare gli 80 anni dalla scomparsa di uno dei più grandi pensatori del Novecento, CampoSud. A visionary camp si ispira alla scuola di politica “a misura di tutti” che Gramsci ideò durante i 44 giorni di confino a Ustica. Oggi, alla sua seconda edizione, consolida il lascito della scuola internazionale che ha preso vita nella precedente edizione, articolando una proposta multidisciplinare, capace di coinvolgere, sensibilizzare e attivare un’ampia rete di artisti, operatori, attivisti, curatori, studiosi.  Il campo si sposta nel Museo MACC di Calasetta. CampoSud 2021. Verso un’ecologia planetaria atterra su un’ isola nell’isola: Calasetta nasce dall’insediamento diasporico di pescatori di corallo genovesi arrivati in Tunisia nel 1500 e successivamente dislocati tra Sant’Antioco e San Pietro nel 1700. Un territorio postcoloniale che rivendica il patrimonio culturale Tabarkino, avendo tenuto in vita una cultura musicale autoctona, un ecosistema produttivo specifico relativo alla coltivazione della vite piede franco, e una propria lingua riconosciuta dall’Unesco come patrimonio immateriale intangibile, esito dell’ibridazione tra le culture e conservata sino a oggi attraverso processi assembleari municipali dal basso. Una popolazione migratoria che pur mantenendo la propria specificità si è rivelata nel tempo aperta alla negoziazione e a una porosità radicale nei confronti dell’alterità. La fondazione MACC, sita nel paese, da anni si è resa promotrice di un processo di riattivazione e riscoperta culturale dell’area, coniugando recupero della tradizione e contemporaneità. La città diventa così un laboratorio attivo, che ospiterà talk, presentazioni pubbliche e workshop che intendono di individuare nuove prospettive e pratiche.